lunedì 10 ottobre 2011

Ribelli ed eretici

Oggi durante l'ora di storia l'insegnante ha spiegato i ribelli ed eretici.

In certi momenti la violenza diventa collettiva - e al tempo stesso - dichiaratamente eversiva. Certo, le rivolte non sono infrequenti neppure nei secoli precedenti: ma nel tardo Medioevo sono particolarmente numerose e devastanti, poichè esprimono un disagio sociale disperato e cupo che non riesce a trovare altri modi possibili per manifestarsi. Le razzie e le distruzioni delle guerre legittime, la pressione fiscale causata dalle esigenze della guerra, le carestia, la peste, la crisi economica che ne consegue, lo sfruttamento dei contadini nelle campagne e degli operai nei laboratori artigianali delle città sono tutti fattori che convergono e si sovrappongono nello spiegare questo ripetersi di scoppi di violenza sociale e politica.

Ma col trascorrere dei decenni si delinea una nuova tendenza: ancora più chiaramente di quanto non fosse accaduto in precedenza, i ribelli prendono infatti a parlare il linguaggio delle Sacre Scritture, cosicchè le inquietudini sociali e quelle spirituali si fondono in un'unica esperienza di eterodossia religiosa e socio-politica.

Come mai si opera questa sovrapposizione?

Nella cultura medievale - così dominata dal senso del soprannaturale - non è certo insolito che questioni politiche siano lette e interpretate sulla base dei valori cristiani. E d'altro canto, più volte, nei secoli precedenti, si sono formate e diffuse correnti critiche nei confronti dei consumi della Chiesa e degli ecclesiastici, che il papa con l'aiuto delle autorità laiche aveva saputo fronteggiare, a volte con inusitato vigore. Ma ora la crisi che squassa il Papato per tutto il periodo che va dai primi del XIV secolo alla fine dello scisma d'Occidente apre nuovi spazi per la manifestazione e la diffusione di opinioni eterodosse, sollecitate anche da tutta una serie di comportamenti di singoli ecclesiastici che sembrano allontanarsi moltissimo dalla semplicità e di giustizia sociale si incontrano. Ne nascono un linguaggio e una pratica nuovi, che fondono rigorismo etico, radicalismo sociale e purismo religioso, inaugurando un modello che sarà ricordato e molte volte rivissuto da numerose generazioni a venire.

Il metodo dell'economista e le leggi economiche

Oggi durante l'ora di economia politica abbiamo letto le due pagine riguardanti il metodo dell'economista e le leggi economiche.

Come ogni scienza, anche l'economia cerca di scoprire il significato dei fatti studiati e i legami che sussistono tra determinati fenomeni (leggi scientifiche).

L'economista è interessato, ad esempio, a conoscere se la quantità domandata di un bene aumenta, diminuisce o resta invariata qualora venga alzato il prezzo di vendita del bene, o a scoprire cosa accade al valore della moneta se si aumenta la quantità di banconote in circolazione.

Nelle scienze esatte, come la fisica e la chimica, il nesso tra determinati fenomeni viene ricavato dall'esito di un esperimento verificabile. Se l'esperimento non riesce, ad esempio, la combinazione di due elementi chimici non produce quella determinata reazione, la legge non esiste.
Si ha una legge scientifica esatta quando le relazioni tra i fatti studiati si ripetono in modo costante, senza mai eccezioni. Il raggiungimento di leggi esatte è possibile solo quando i dati da cui la legge viene tratta sono riprodotti fedelmente in laboratorio dallo scienziato, in maniera che il fenomeno studiato sia sempre perfettamente lo stesso.

L'economia politica, in quanto scienza che studia i comportamenti umani, rientra tra le cosiddette scienze sociali e pertanto non è una scienza esatta. Oggetto dell'analisi dell'economista sono fenomeni che non possono essere riprodotti fedelmente in laboratorio in esperimenti controllati e verificabili, quanto piuttosto situazioni tratte dalla realtà vissuta degli uomini, ricavate spesso dalle testimonianze di qualcuno, ad esempio di questo o quell'imprenditore, o dall'elaborazione degli storici e dei sociologi, che esprimono una loro riflessione sui fenomeni sociali, o desunti dagli elaborati degli statistici, che traducono in numeri i rilievi effettuati dagli operatori, e così via. Il fenomeno studiato è quindi già in partenza difettoso, contaminato com'è da tali e tante percezioni soggettive.

Si aggiunga che i fenomeni economici hanno una precisa dimensione storica e geografica, pertanto la legge che può valere in un determinato momento storico e in un certo luogo può non essere più vera in un altro periodo o in un luogo diverso. La produzione, il consumo, il lavoro, ad esempio, sono fenomeni condizionati dal grado di sviluppo tecnologico del sistema, da, modificarsi dei costumi sociali, dal verificarsi di eventi straordinari, come una guerra o una carestia.

Il laboratorio dell'economista è costituito dal modello, cioè da uno schema mentale semplificato della realtà dove l'economista simula il verificarsi dei fenomeni e individua le leggi economiche.

In esso i comportamenti esaminati non corrispondono a quelli esistenti nella complessa realtà economica. Affinchè il modello produca dei risultati accettabili occorre che l'economista mantenga costanti tutte le variabili coinvolte nel fenomeno esaminato, con la sola eccezione di quelle che si vogliono esaminare. Se, ad esempio, vuole studiare le possibili relazioni che sussistono tra la disoccupazione e le variazioni del saggio degli interessi sui prestiti bancari, deve supporre che non mutino gli altri fenomeni che possono ugualmente influire sul mercato del lavoro, come ad esempio l'andamento delle esportazioni, il prelievo fiscale, l'aumento dei consumi, ecc. Diversamente lo studioso non riuscirebbe a formulare le sue leggi, potendo ogni variabile essere la causa dell'evento esaminato ovvero potendo più variabili du segno opposto impedire all'evento di verificarsi.

Le leggi dell'economia non sono dunque leggi scientifiche esatte, sempre vere e verificabili, quanto piuttosto delle relazioni tra fenomeni economici che presentano un elevato grado di regolarità. Esse non esprimono verità assolute, ma linee di tendenza che possono essere smentite dalla realtà senza che ciò comporti automaticamente il venir meno della legge. La legge della domanda, ad esempio, afferma che la quantità di un bene che un soggetto è disposto ad acquistare si riduce all'aumentare del suo prezzo. E' tuttavia possibile che un soggetto, per ragioni imprevedibili legate, ad esempio, al diffondersi di una moda, o anche a un particolare stato d'animo, disattenda la legge e si comporti in senso opposto a quanto teorizzato nel modello.

Alla formulazione delle leggi economiche si previene utilizzando sostanzialmente de differenti metodi, quello induttivo e quello deduttivo.
Il metodo induttivo procede, per così dire, dal basso verso l'alto: dallo studio della realtà fattuale l'economista ricava i postulati della legge. Così, osservando il comportamento del consumatore al supermercato lo studioso elabora la legge della domanda.
Il metodo deduttivo opera al contrario: l'economista prende le mosse da affermazioni generali per dedurre, attraverso passaggi logici, la spiegazione del fenomeno e trarne una legge. Un semplice esempio di metodo deduttivo è il sillogismo (che si fa risalire al filosofo greco Aristotele) attraverso il quale si svela un fatto in sè evidente collegandolo ad altri fatti noti. Per esempio: le imprese producono, le banche sono imprese, quindi le banche producono.

venerdì 7 ottobre 2011

Fasci di rette

Oggi durante l'ora di matematica l'insegnante ha spiegato cosa sono i fasci di rette.

In geometria euclidea un fascio di rette nel piano è l'insieme delle infinite rette passanti per un punto fissato, o anche l'insieme delle infinite rette parallele ad una retta data.


Di seguito vi riporto gli esempi dei fasci di rette che sono stati fatti alla lavagna.


giovedì 6 ottobre 2011

Calcolo del quadrato e del cubo in informatica

Oggi durante l'ora di informatica l'insegnante ha spiegato come calcolare il quadrato e il cubo in informatica.

Di seguito vi riporto l'esercizio che è stato svolto.

Diritti patrimoniali e non patrimoniali, diritti disponibili e indisponibili, la potestà e gli interessi legittimi e le situazioni oggettive passive

Oggi durante l'ora di diritto abbiamo letto sul nostro libro i diritti patrimoniali e non patrimoniali, i diritti assoluti e relativi, i diritti disponibili e indisponibili, le potestà e gli interessi legittimi e le situazioni soggettive passive.

Diritti patrimoniali e non patrimoniali:

patrimoniali sono detti i diritti che hanno per oggetto interessi di natura economica. Questi a loro volta vengono divisi in diritti reali e di credito:

- i diritti reali sono i diritti sulle cose e il loro nome deriva dal latino res che significa cosa. Il principale tra questi è il diritto di proprietà;

- i diritti di credito o di obbligazione sono quei diritti che attribuiscono al creditore la possibilità di pretendere dal debitore una certa prestazione, come il pagamento di una somma di denaro, l'esecuzione di un lavoro, il rilascio di un bene e così via;

Non patrimoniali sono i diritti che hanno per oggetto interessi di natura prevalentemente non economica. Sono tali i cosiddetti diritti della personalità come il diritto alla vita, all'integrità fisica, all'onore e i diritti di famiglia (cioè quelli che spettano a un soggetto nei confronti dei componenti della famiglia a cui appartiene).

Diritti assoluti e relativi:

assoluti sono i diritti che attribuiscono al titolare una protezione nei confronti di ogni soggetto. Per esempio, il diritto alla vita è assoluto in quanto tutti debbono astenersi dall'attentare alla vita delle persone; il diritto di proprietà è ugualmente assoluto perchè tutti debbono astenersi dal turbare il godimento di questo diritto. Nell'ambito dei diritti assoluti rientrano sia i diritti reali, sia i diritti della personalità.

Relativi sono i diritti che possono essere fatti valere solo nei confronti di (o relativamente) alcuni soggetti determinati. Per esempio, se il nostro debitore ci deve del denaro, possiamo far valere il nostro diritto solo nei suoi confronti; se il nostro coniuge non contribuisce ai bisogni della famiglia (come prevede l'art. 143 c.c.) possiamo far valere il nostro diritto solo nei suoi confronti.

Diritti disponibili e indisponibili:

disponibili sono i diritti che possono essere trasferiti ad altri, gratuitamente o dietro compenso. Per esempio tutti sappiamo che possiamo trasferire il nostro diritto di proprietà sulle cose vendendole, donandole o lasciandole in eredità e ciò significa che la proprietà è un diritto disponibile.

Indisponibili sono quei diritti che tutelano alcuni fondamentali valori umani e sociali. Vi rientrano i diritti politici (non può, per esempio, essere ceduto ad altri il proprio diritto di voto); i diritti della personalità, come il diritto alla vita, al nome, all'integrità fisica; alcuni diritti di natura familiare, come il diritto dei figli alla educazione e al mantenimento.

Le potestà e gli interessi legittimi:

la tutela degli interessi che fanno capo ai soggetti, non sempre si risolve nell'attribuzione di un diritto soggettivo. L'ordinamento prevede altre <> che prendono il nome di:

- potestà;
- interessi legittimi;

Vediamo di che cosa si tratta.

La potestà:

immaginiamo che un bambino non voglia andare a scuola o non voglia sottoporsi alle vaccinazioni obbligatorie. I genitori non solo hanno il potere di costringerlo ad andare a scuola e vaccinarsi, ma hanno anche il dovere di farlo.
Questa posizione giuridica in cui un soggetto (nel nostro caso il genitore) può e deve fare certe cose non nel proprio interesse ma nell'interesse di un altro soggetto, si chiama potestà.

La potestà è un complesso di poteri e di doveri accordati a un soggetto per la tutela di un interesse altrui.

Nel diritto privato le potestà sono piuttosto limitate e per lo più concentrate nel campo dei rapporti familiari. Nel diritto pubblico, invece, sono piuttosto diffuse. Qualsiasi pubblico potere si configura, infatti, come una potestà. Per esempio, quando un vigile urbano vede un ragazzo alzarsi sulla ruota posteriore del motorino mentre è in marcia, egli non solo ha il potere di fermarlo, ma ha anche il dovere di farlo nell'interesse dello sciocco ragazzo e della collettività.

L'interesse legittimo:

immaginiamo di aver sostenuto un esame di maturità e di essere stati sfortunatamente respinti. Immaginiamo anche che a porci domande e ad ascoltare le nostre risposte sia stato un solo professore, essendosi allontanati gli altri membri della commissione. Questo comportamento dei commissari, è del tutto irregolare, potrebbe averci danneggiato perchè un giudizio collegiale avrebbe potuto porre in evidenza alcuni aspetti della nostra preparazione idonei a farci promuovere. Che cosa possiamo fare?Sicuramente non possiamo sostenere di avere diritto alla promozione perchè anche la commissione al completo avrebbe potuto esprimere un parere negativo in tal senso. Però sicuramente avremmo avuto interesse a essere sottoposti a un esame regolare. L'ordinamento chiama questa nostra posizione interesse legittimo.

L'interesse legittimo è l'interesse del soggetto a che gli organi della pubblica amministrazione svolgano la loro funzione nel rispetto delle norme giuridiche poste per disciplinare la loro attività.

La violazione dell'interesse legittimo può dar luogo a riparazioni di vario genere. Nel caso considerato potremmo chiedere e ottenere la ripetizione dell'esame con una commissione al completo.

Le situazioni soggettive passive:

in ogni rapporto giuridico compare sempre una parte attiva e una parte passiva.

La parte attiva, come abbiamo appena appreso, può avere titolare di un diritto soggettivo, di una potestà o di un interesse legittimo.

La parte passiva, al contrario, può trovarsi gravata da:

- un obbligo;
- un dovere;
- una soggezione.

Nel linguaggio corrente i termini dovere e obbligo sono spesso utilizzati come sinonimi. Nel linguaggio giuridico, invece, vengono talvolta usati per indicare situazioni diverse.

mercoledì 5 ottobre 2011

Riassunto del primo canto dell'inferno

A metà della strada mi ritrovai a vagare all'interno di una foresta buia, poichè avevo smarrito la via del bene.

"Hai di quanto penosa difficile è descrivere la selva orrida e difficile a percorrersi che solo a ripensarvi ricrea in me la condizione di paura e di angoscia che vi provai".

"Io non so ora che racconto ciò che mi capitò, riferire come io penetrai dentro la selva, tanto ero assonnato, nel momento in cui abbandonai la via della verità".

Il sonno di cui parla il poeta è la premessa della caduta dei valori morali e religiosi. Il peccato si configura come una sorta di assonnante carenza di vigilanza e di chiarezza. Ma appena giunsi ai piedi di un colle, là dove terminava quella valle che mi aveva oppresso il cuore di paura, guardai in alto e vidi le sue pendici già illuminati dai raggi del sole che conduce l'uomo sulla retta via ovunque si trovi. La retta via è la via della virtù. Allora si placò un po' di quella paura che avevo accumulato nel profondo del cuore per tutto quel tempo buio che io vissi con tanta angoscia. E come lui (il naufrago) che uscito con il respiro affannoso dal mare sulla riva, si volge e guarda quell'acqua pericolosa, così il mio animo, che ancora fuggiva, si volse indietro a guardare quella selva (il mare e l'errore, oscura perchè non spende il sole segno del bene e di Dio), da cui nessuno era mai uscito vivo. Dopo che ebbi riposato un poco il corpo stanco, ripresi il cammino in quel luogo solitario e il mio piede fermo era quello che stava più basso. Ed ecco, quasi all'inizio della salita, una lonza agile e molto veloce (identifica la lussuria), ricoperta da un pelo macchiettato, e non mi si toglieva davanti il volto, anzi impediva tanto il mio cammino, che più volte stetti per tornare indietro, dopo essermi girato. Era il primo mattino e il sole affacciava nel cielo quelle stelle che già erano accanto a lui quando Dio, per amore, diede la prima spinta (nell'alto della creazione) a quei bei corpi celesti, così che mi inducevano a sperare in bene, riguardo a quella fiera dalla pelle maculata, l'ora mattutina e la stagione primaverile, ma non del tutto, perchè mi rinnovò la paura la vista di un leone (identifica la violenza). Questo sembrava che venisse contro di me con la testa alta e la fama rabbiosa. Sì che anche l'aria ne avesse paura. Ed una lupa (identifica la cupidigia e l'avarizia) che nella sua magrezza sembrava carica di tutti gli appetiti, questa mi causò tale sgomento, con la paura che sprigionava la sua presenza, così io persi la speranza di salire sul colle e come colui che accumula sempre maggiore ricchezza (l'avaro) se giunge il momento che perde tutto piange e si angustia in tutti i suoi pensieri, così mi ridusse quella fiera inquieta. Mentre io precipitavo verso il basso mi apparve dinnanzi gli occhi chi per un lungo silenzio appariva evanescente. Quando vidi costui in quel luogo solitario li gridai "abbi pietà di me chiunque tu sia spirito o uomo reale!". Mi rispose: "non sono uomo, ma lo fui, i miei genitori furono lombardi ed entrambi di Mantova. Nacque al tempo di Giulio Cesare, ma nell'ultimo suo periodo, e vissi a Roma sotto il grande Augusto al tempo dei falsi e dei pagani, fui poeta e cantai la storia di quel giusto figlio di Anchise (Enea) che fuggì da Troia quando fu incendiata. "Ma tu perchè ritorni verso tanta angoscia? Perchè non sali sul colle siede di beatitudine?". Oh, tu sei dunque quel Virgilio famoso saggio e poeta. Conviene trovare un altro cammino, no la via diretta al monte, perchè la lupa impedisce il cammino verso la virtù e la felicità. Molti sono gli uomini che si uniscono al vizio della cupidigia della lupa fino a quando un veltro (cane da caccia, un imperatore) la ucciderà (personaggio provvidenziale inviato da Dio a ristabilire l'ordine del mondo). Questo veltro non si nutrirà di possesso di terre o denaro, ma solo di valori supremi (sapienza, amore e virtù) che vincerà la cupidigia, massimo ostacolo alla giustizia. Da qui, umile l'Italia con i suoi eroi Camilla e Uralio e Niso morti nel conflitto tra i troiani e i latini per la supremazia del lazio. Virgilio poi dice a Dante che lo porterà via da lì in salvo attraverso un'altra strada non terrena. "Sentirai Dante le disperate grida di chi è dannato" dalla seconda morte (cioè quella dell'anima) perchè la prima morte è quella del corpo, e vedrai le anime del purgatorio che invece sono contente pur essendo nel fuoco della purificazione, perchè è sicura la speranza. Poi se vorrai vedrai il paradiso perchè gli altri due regni (inferno e purgatorio) sono necessari alla salvezza. Alle porte del paradiso troverai Beatrice a guidarti (la virtù dell'uomo è Virgilio, la luce divina è Beatrice). Per Virgilio che non seguì la legge di Cristo, perchè vissuto prima, è preclusa l'entrata in paradiso. Virgilio porterà Dante alla porta del purgatorio (la porta di San Pietro). "Allor si mosse, è l'ultimo verso e come il primo indica un cammino, ma dal cammino nell'oscurità o nell'angoscia si giunge al cammino della salvezza che lo porterà dalla miseria alla felicità.

Alcuni appunti di informatica

Oggi durante l'ora di informatica ho preso degli appunti su ciò che è stato spiegato oggi dall'insegnante.

Di seguito vi riporto le due foto relative a tali appunti.